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Vallettopoli, trappola per Casini

Il nome di Pieferdinando Casini è finito nel polverone di Vallettopoli.
Secondo il quotidiano La Stampa, qualcuno voleva incastrare l'ex presidente della Camera.
E' questo ciò che è emerso dall' interrogatiorio del pm Woodcock a tre giornalisti (Fabrizio Caccia del "Corriere della Sera", Alessandro Farruggia del "Resto del Carlino" e Giovanni Rivelli della "Gazzetta del Mezzogiorno") che ieri si sono presentati al Tribunale di Potenza in merito alla famosa storia della crociera a luci rosse.

Era Casini il nome ad effetto da spiattellare sui giornali a tre giorni dalle votazioni in Parlamento sul decreto Afghanistan, quando il leader centrista decise di lasciare la Cdl.
Una trappola perfetta a base di sesso, cocaina, trans e video compromettenti.

I tre cronisti interrogati hanno deciso di rivelare tutti gli aspetti di questa brutta storia, riferendo per filo e per segno le notizie arrivate dal loro informatore segreto, l’avvocato Piervito Bardi. Informazioni solo in seguito giudicate distorte e ben poco attinenti con la realtà.

La trappola sarebbe dovuta scattare la scorsa settimana e avrebbe dovuto portare alla fine politica di Casini.
I giornalisti, ricevute le informazioni da Bardi, riportarono i fatti sui rispettivi giornali senza fare il nome del politico che partecipò alla crociera a luci rosse.
In seguito, dopo essersi resi conto del reaggiro e dopo aver scoperto il bluff, i tre hanno deciso di deporre immediatamente le penne, chiamando il pm Woodcock per spiegare il tutto.

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