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Roberto Saviano, psicofarmaci per vivere: "Non posso disporre della mia vita"

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Lo scrittore Roberto Saviano in un'intervista al quotidiano spagnolo El Pais, ripresa dal Mattino di Napoli, dà corpo alle paure sulla propria sanità mentale. "A volte mi domando se finirò in un ospedale psichiatrico". Rivela che lo stress legato alla sua condizione di vita, sempre sotto scorta, sempre nascosto, terrorizzato che possa accadergli qualcosa, con il tempo lo sta logorando: "Ho bisogno di psicofarmaci per tirare avanti e non era mai accaduto prima. Non ne faccio abuso, ma a volte ne ho necessità".

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Ribadisce di nuovo che scrivere Gomorra è stato un errore: "Mi ha rovinato la vita. Non credo sia nobile aver distrutto la mia vita e quella delle persone che mi circondano per cercare la verità. Avrei potuto fare lo stesso, con lo stesso impegno, con lo stesso coraggio ma con prudenza, senza distruggere tutto. Invece sono stato impetuoso, ambizioso". Non ha dubbi, non è valsa la pena di pagare il prezzo della semiclandestinità e della scorta: "Qualcuno può pensare: che codardo. Vale la pena cercare la verità e vale la pena arrivare fino in fondo, ma proteggendoti. Se tu anteponi un obiettivo, la verità, la denuncia, a qualunque altra cosa della tua vita, diventi un mostro. Un mostro. Perché tutte le tue relazioni umane e professionali sono orientate a ottenere la verità. Forse alla fine sarà nobile, una cosa generosa. Tuttavia la tua vita non si converte in generosa: le relazioni diventano terribili". Poi corregge il tiro: il problema non è Gomorra, ma il modo in cui ha perseguito la verità. "Avrei potuto fare lo stesso, con lo stesso impegno, con lo stesso coraggio, ma con prudenza, senza distruggere tutto. Invece sono stato impetuoso, ambizioso". D'altro canto, quando scrisse Gomorra, Saviano era giovanissimo (ora ha 35 anni) e lavorò con l'impeto e l'idealismo di un 22enne. Ma, allo stesso modo, il giornalista non è cambiato, e continua con la stessa pervicacia la sua opera di ricerca: "Sono ossessionato. Una volta che mi sono trovato davanti la storia delle mafie non ho più potuto, perfino fisicamente, resistere a seguirla".

Roberto Saviano a Che tempo che fa

Infatti il suo ultimo lavoro, Zero Zero Zero, tratta dei percorsi della cocaina e dei vari cartelli, e continua l'attività di ricerca e di approfondimento che ha caratterizzato da subito lo scrittore napoletano. E' dedicato agli uomini della scorta. Per gratitudine, ma, forse, anche per ricordare qual è lo scotto che Saviano paga: "Non posso disporre della mia vita senza chiedere autorizzazione. Né uscire o entrare quando voglio, né frequentare le persone che voglio senza doverle nascondere nel timore di rappresaglie". L'altra faccia della medaglia è l'affetto della gente: "A Napoli ho trovato migliaia di giovani felici di salutarmi, persone che volevano toccarmi e accarezzarmi, che mi prendevano le mani e mi dicevano: Tranquillo, sei qui. È stato emozionante".

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