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Roberto Maroni, da Lenin a Vallettopoli

Finito anch’egli, suo malgrado, nel caso Vallettopoli per colpa di uno scatto che lo ritraeva a cena con l’assistente Isabella Votino, Roberto Maroni si confessa in un’intervista rilasciata al "Corriere della sera magazine" in edicola domani.

"Hanno tirato fuori il mio nome per attenuare il polverone Sircana", dice il capogruppo del Carroccio. "Si trattava di foto che conoscevo. Tant'è che quando mi hanno contattato per chiedermi soldi, gli ho detto che non mi interessavano".
Foto pubblicate qualche mese prima da Novella 2000: "Ho querelato il settimanale. Hanno pubblicato anche la foto di mia moglie in mezzo a insinuazioni pessime sulla mia portavoce. Mio figlio, quando è uscito il servizio, si è fatto una risata. Mi ha preso in giro: mi ha detto "Grande papà".

Era il 1994 quando Maroni, da giovane ministro dell’interno si presentò al Sisde per rimettere ordine nei faldoni dei servizi segreti: "Arrivai nel Centro di comando del Sisde e rimasi a bocca aperta. Sembrava una scena di Star Trek: decine di monitor, schermi giganti e l’archivio custodito da un ometto. Tu gli dicevi un nome e lui tirava fuori le carte, catalogate con titoli in codice. Il dossier Cossiga era sotto il nome "Tirreno" perché riguardava una visita, riportata sul quotidiano toscano, dell’ex Presidente alla caserma degli incursori Comsubin di La Spezia. C’era un reparto con Lega Nord, Liga Veneta, Lega Lombarda e anche Legambiente, forse pensavano fosse roba nostra. Le carte erano piene di roba in stile Vallettopoli cronachette fantasiose di incontri galanti. C’era pure una cartellina su Nicola Mancino, che era stato ministro fino a pochi mesi prima".

Maroni racconta il suo esordio in politica. Nei marxisti leninisti di Varese. A sedici anni. "Mi avvicinai alla politica grazie alle lezioni del mio prof. di filosofia. Mi abbonai pure al "Manifesto". Prima ero un secchione che forzava i picchetti per entrare a scuola".
Poi l'incontro con Bossi: "Era l'ottobre del 1979. Ero un giovane neolaureato che votava Democrazia proletaria. Un mio amico mi disse che c'era un tipo interessante da conoscere. Mi trovai una sera nella sua casa di Capolago, frazione di Varese. Lui parlava di autonomie, federalismo. Io pensavo: "Questo è matto. Sto perdendo tempo". Ma poi disse che voleva fondare una rivista. Mi proposi e nacque il sodalizio".

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