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Ricucci, la sua vita da un'altra prospettiva

Torna Stefano Ricucci, l'immobiliarista "furbetto" che ha conquistato la sua popolarità per aver partecipato alle più importanti operazioni finanziarie italiane nell'estate del 2005.
Lo fa a distanza di qualche settimana dalla sua uscita televisiva nel Matrix di Mentana.
Una sua intervista molto curiosa è finita sulle colonne di Vanity Fair.

Ricucci racconta la sua vita dopo l'addio ad Anna Falchi e il suo rientro in affari dopo quelle intercettazioni telefoniche nell'ambito dell'inchiesta sulla scalata Antonveneta che gli cambiarono la vita.
Di curiosità che vengono fuori ce ne sono a bizzeffe, a cominciare dalla sua mania per i giornali (ne compra a pacchi, di ogni genere) per gli abiti bianchi in estate e blu scuri su misura in inverno (rigorosamente senza cintura).
Ricucci ama fumare sigarette e compra solo pacchetti da dieci che semina per casa, li considera più chic ("Il pacchetto da venti è cafone, piuttosto non fumo").
Non ha un protafoglio (paga sempre l'autista) ma solo una ventiquattrore nera che contiene: un sacchetto trasparente pieno di chiavi etichettate ("Quelle delle mie case"), una foto con la ex moglie Anna Falchi sulle tribune dell'Olimpico e un fascicolo giudiziario che sta studiando, assieme al passaporto e a banconote di grosso taglio.

"Con Anna non è finita visto che non mi è arrivata nessuna richiesta di separazione. Ma è vero che viviamo separati dall’aprile scorso", ha detto Ricucci a proposito della sua ormai ex moglie. "La crisi con lei è cominciata quando ho iniziato a lavorare giorno e notte per salvare le mie aziende. Nei cinque anni che siamo stati insieme, io e Anna eravamo inseparabili. Quando non ho più potuto starle vicino, lei si è sentita abbandonata. È una donna fragile".

"Io ero molto intraprendente da bambino", ha proseguito l'immobiliarista parlando della sua gioventù. "Ho cominciato a lavorare a 14 anni e da allora mi sono preso sulle spalle la mia famiglia, poi la mia prima moglie, mio figlio e ora Anna".
"A scuola andavo bene, con i numeri poi ero imbattibile. Con le ragazze non avevo problemi, ero simpatico e per niente timido".

La sua famiglia non era esattamente ricca. "Mia madre era casalinga, mio padre era un autista dell’Atac. Faceva i tripli turni per poter dare a me e mia sorella una vita al di sopra delle nostre possibilità: settimana bianca, lezioni di tennis".

I suoi primi soldi li ha guadagnati come barista, poi come assistente odontotecnico. Il primo vero affare, però, è arrivato "grazie a un terreno che mi aveva regalato mia madre e che era diventato edificabile: lì ho guadagnato i miei primi 20 milioni. Due anni dopo erano 280, grazie alla costruzione di un centro commerciale. A 24 anni avevo già un giro d’affari di 6 miliardi di lire".

Fra i modelli del giovane Ricucci c'erano Berlusconi ("Quello costruttore però, quello che ha tirato su Milano 2, Milano 3, Brugherio"), Gianni Agnelli ("per lo stile, e perché sapeva frequentare la trattoria popolare come il ristorante più chic di Parigi") e Massimo D'Alema ("A me la gente che parla bene, che vede un vaso e sa dirti tutta la storia, mi affascina. Io purtroppo non ho potuto studiare all’università, è un mio limite e mi pesa").

La laurea comunque alla fine è arrivata: "Ne ho preso una breve alla Clayton University di San Marino. Una volta dentro le grandi operazioni finanziarie italiane, del resto, non potevo presentarmi come odontotecnico". Si infuria però quando gli dicono che se l'è comprata: "Una calunnia".

E le vacanze? "Di certo non vado a Marina di Capalbio, in mezzo alle zanzare. Quelle le lascio ai radical chic. Ci stiano pure, io non ci vado schiacciato nella fila di ombrelloni a leggere il libro, dove c’è la sabbia che mi fa venire le irritazioni".

E di Giampiero Fiorani che è diventato l'icona del Billionaire nella scuderia di Lele Mora? "Si è bevuto il cervello. Non è normale uno che passa dalla sala rossa del Governatore al Billionaire. Io lo conoscevo bene Gianpiero: odiava dal profondo tutto quello che adesso sta facendo".

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