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Moglie di Sircana, lettera a Repubblica

"Non ho nulla da perdonare a mio marito" e "quando ondate di fango ti travolgono a tua insaputa, bisogna stare dritti perché se ti pieghi hanno vinto loro, le calunnie".
E' in questo modo che Livia Aymonino, moglie del portavoce del governo Silvio Sircana, ha deciso di cominciare una lettera inviata al quotidiano La Repubblica.
Una lettera scritta di cuore, con l'unico scopo di tutelare il proprio matrimonio e la dignità del marito che in questi giorni è stata messa a dura prova dopo la pubblicazione delle immagini che immortalavano Sircana approcciare una prostituta transessuale.

"Ecco cosa è stato mio marito e cosa siamo stati tutti noi in questi lunghi giorni: degli inermi in una favola rovesciata, dove la parte lesa si trasforma in colpevole senza appello".
Livia Aymonino spiega di aver paura solo delle cose "serie e vere, delle incognite cattive della vita, delle malattie, del male" che possono ricevere i figli e le persone che meritano il suo amore e non "del niente, del vuoto, del più bieco pettegolezzo, perché non ho paura di quello che non esiste".

La Aymonino sottolinea poi la normalità della loro vita di coppia: "Silvio ed io siamo persone normali con una vita che da quindici anni scorre normale nei nostri binari", come "le centinaia di persone che in questi giorni complicati ci sono state accanto con silenzio, rispetto e affetto".

La moglie di Sircana ha poi deciso di dedicare un paragrafo a tutti quei "professionisti della bugia, della parola, dei dibattiti, del sospetto, dei giudizi senza ragioni. Che hanno fatto male, molto male, a me, a noi, a loro stessi, senza pensarci troppo. E che hanno trasformato in basso e strisciante un dibattito alto che meriterebbe riflessione e pacatezza, quello della libertà di stampa e quello della libertà dell'individuo".

La lettera termina con "un termine che non è mai stato usato, neanche una volta, in questi giorni: fiducia. Io ho una vera, grande, leale, fiducia in Silvio che spero sia ricambiata con altrettanta forza. Ho fiducia in quello che siamo, in quello che abbiamo costruito, nell'onesta' specchiata e intellettuale con cui ha affrontato il compito che gli è stato chiesto di svolgere dal Presidente del Consiglio, dal Parlamento, dagli elettori. Di questa fiducia in questi giorni è stata fatta carta straccia. In nome di un'ipotetica verità, in nome di un'ipotetica giustizia, in nome di un'ipotetica responsabilità, in nome di un ipotetico Paese. Che non è il mio e nemmeno quello di tanti altri".

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