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Miriana Trevisan e Giulio Cavalli, paura per la famiglia: "La 'ndrangheta voleva ucciderlo"

  • GossipBlog

di Margherita Gamba

Fino a qualche mese fa le pagine di gossip si occupavano di lei e della sua vita sentimentale. Ora, però, di Miriana Trevisan, dopo la rottura definitiva con l'ex marito Pacifico Settembre (in arte Pago), con il quale ha un figlio, Nicola, si parla soprattutto per il legame che la unisce al giornalista, politico, attore e regista Giulio Cavalli. Ma non solo.

Miriana Trevisan, foto dell'ex velina

Una relazione delicata, per il lavoro che svolge il 36enne, da tempo sotto scorta, impegnato nella denuncia delle infiltrazioni mafiose in Lombardia, soprattutto per quanto riguarda gli appalti per l'Expo 2015. L'ex stellina di Non è la Rai, come si legge sul sito Gossipblog, è dominata da ansia e preoccupazioni, specialmente dopo le recenti rivelazioni del pentito Luigi Bonaventura, che hanno fatto emergere le intenzioni della 'ndrangheta, pronta a uccidere Cavalli simulando un incidente stradale. "Per il momento il bimbo è tranquillo perché segue uno stile di vita normale e non è in pericolo. Come non lo sono nemmeno io, per ora. Chi lo è veramente, è Giulio". E allora ecco che ogni più semplice azione, come quella di condividere con il compagno i gesti della routine familiare, diventa impossibile: "Evitiamo di uscire insieme, se non è necessario. A fare la spesa, per esempio, vado da sola. È molto dura".

Altro che serenità. Il sorriso contagioso di Miriana ha lasciato il posto a un volto più cupo, perché "ho paura per l’uomo che amo e per questa famiglia, che stiamo pian piano ricostruendo. Cerco di aiutarlo come posso e di mandare avanti la casa senza chiedere aiuto. Apparentemente sono allegra, gli trasmetto serenità. Però dentro di me, c'è molta sofferenza. È come un urlo nel vuoto". Ma per l'ex velina ne vale la pena, perché grazie a Giulio e al figlio Nicola ha acquistato una nuova consapevolezza di sé: "La società mi etichettava in un modo perché forse giudicava solo l’apparenza. Però il mio sorriso in tivù non era mai ammiccamento, bensì una forma di comunicazione: in onda mi guardavano anche mia madre e mia nonna! Insomma, ho sempre creduto nella dignità e nel senso della famiglia. Però, da quando è nato mio figlio, ho avuto una motivazione più forte di prima per rimanere a questo mondo. Ho capito il mio scopo."

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