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Marina Suma, da sex symbol a venditrice ambulante

  • Corriere della Sera

Marina Suma negli anni 80 era un mito del cinema italiano (Sapore di mare, Sing Sing, Infelici e contenti). poi non ha più lavorato, spiegando di non aver accettato le regole del mercato e i compromessi. Ha creato una propria linea di gioielli in cartapesta e li vende sul lungomare di Salina. Ha spiegato al Corriere della Sera: "Disegno monili da nove anni. Un’antica passione. Sono andata anche a scuola di cartapesta. Li modello, li rafforzo, li coloro ed ecco venir fuori bracciali e collane con un cuore di cartapesta, solo fili di cotone per assemblare, niente bronzo, oro, argento".

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"E' meglio che recitare. Assicurato il contatto con il pubblico. Passano tutti da qui in estate e ci divertiamo con gli altri tre quattro creativi che come me danno allegria al contesto mostrando l’arte del macramè, della ceramica, del legno. Vengo qui da quando sono nata. Avevo appena un mese, la prima volta". "Rimpianti per la tv o il set non ne ho, non me ne frega niente. Ho fatto tanta televisione, tanto cinema, e fermarsi, cambiare, non deve essere mai considerato un dramma. Tanti si bloccano davanti al banchetto, guardano la mia nuova vita, le mie creazioni, comprano, si diventa amici… E se non mi riconoscono non sto male. No, non è rassegnazione. Devi fare i conti con una crisi paurosa del mondo dello spettacolo. E poi ti fanno lavorare sempre meno".

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Qualche anno fa aveva detto che "per lavorare in Rai o a Mediaset devi essere raccomandata... devi essere l’amante di qualcuno". Ogni tanto fa ancora teatro: "L’anno scorso, a Castellammare di Stabia, con un giovane regista abbiamo messo in scena l’assedio dei tedeschi nei cantieri navali di Castellammare. Ma senza tournée. Non ti finanzia nessuno, mancano supporti, e uno spettacolo muore appena nato".

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