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Lucio Dalla, Marco Alemanno rinuncia all'eredità: "Ho smesso di lottare"

  • Alemanno Official

di Silvia Tozzi

In Italia, le unioni civili non sono riconosciute e - come è noto - l'attore Marco Alemanno, compagno per otto anni di Lucio Dalla, non solo non ha diritto all'eredità del musicista, ma a luglio ha anche dovuto lasciare la casa museo da 2mila mq in cui vivevano assieme, in centro a Bologna. Su Oggi in edicola domani, Marco racconta cosa è stato per lui vedersi cacciare di casa da quelli che definisce estranei: "L’enorme dolore provato dopo la sua improvvisa scomparsa purtroppo è stato gravato anche da orribili questioni umane, prima ancora che legali, a causa di incomprensioni tra me e gli eredi di Lucio, degli estranei entrati in casa di altri per decidere su tutto, dai soldi al patrimonio artistico, escludendo chi c’era prima e contava davvero qualcosa per lui. Non ho intrapreso nessuna azione legale nei confronti dei parenti di Lucio, con i quali non ho nessun rapporto".

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Colpa di Lucio, che non ha fatto testamento, tutelando così il compagno. Lo aveva già chiarito sul Corriere della Sera l’avvocato di Dalla, Eugenio D’Andrea, quando aveva comunicato i risultati dell’inventario condotto dal commercialista Massimo Gambini: "Si era capito da tempo ormai che non esisteva alcun testamento". Pare che Lucio volesse i suoi beni andassero a finanziare la Fondazione dei giovani talenti, non il compagno. Seppure l'avvocato ha suggerito: "Credo che nella struttura dovrebbero esserci le persone che sono state vicine a Lucio e al suo lavoro in tutti questi anni. Non è una questione di frequentazione, ma di conoscenza. La Fondazione deve avere un’anima, ovviamente sul fatto che i cugini siano gli eredi non si discute, ma non si discute neanche sul fatto che chi ne sapeva di più di Lucio sotto il profilo artistico sono le persone che lavoravano con lui gomito a gomito come il manager Bruno Sconocchia, Michele Mondella, Marco Alemanno e il sottoscritto. Tutto il retropensiero di Lucio, si può dire che sia tra gli scaffali del mio studio". Il cugino di Lucio, Stefano Baroncini, uno dei sei eredi, disse: "L’Italia è piena di talent scout, chi ha l’orecchio di Lucio per scoprire nuovi talenti? Noi nella Fondazione metteremmo un portale digitale con tutto il possibile dentro, e i progetti un po’ folli, com’era Lucio. Lo sa che curava il design dei bagni?" Baroncini poi ha detto che a questo punto qualcosa deve andare anche all'ex di Lucio (ci è stato per vent'anni), il pittore Stefano Cantaroni.

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Ma Marco su Oggi confessa di aver "rinunciato a combattere per difendere ciò che era mio, e che i signori eredi non riconoscevano tale. Niente mi avrebbe ridato Lucio, né i quadri, né le statue, né i soldi. Oggi non c’è dubbio che, comunque, sono molto più ricco io di loro: ho avuto e avrò sempre dentro di me Lucio, i nostri ricordi, la nostra vita. A loro resta solo il denaro. Ancora più doloroso poi è stato il tradimento di storici collaboratori e amici, o presunti tali, che per convenienza hanno preferito stare dalla parte degli eredi. Una seconda, terza, quarta morte per lui".

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Alemanno in questo anno e mezzo dacché Dalla è morto è stato definito stretto collaboratore, persona che gli era vicina da anni, amico intimo, amico vicinissimo e la persona che più è stata vicino a Lucio negli ultimi anni. Solo di recente si parla di lui come compagno di Dalla, dacché l'attore salentino ha scritto Dalla luce alla Notte, un libro che racconta i quindici anni passati assieme al cantautore.

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