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Luca Barbareschi a Domenica In: "Ho subito violenze da bambino e quando lo dissi a mio padre, lui rispose: vai a scuola!"

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di Laura Abbate

Quando pensiamo a Luca Barbareschi è possibile che ci passino per la testa più pensieri cintenporaneamente. Attore, produttore e anche politico italiano Barbareschi dal piccolo schermo appare un uomo dalle indubbie ed eccellenti capacità professionali, a tratti schivo e scostante, ma anche divertente. Il suo lato scanzonato è venuto fuori in particolare nel corso della sua ultima esperienza televisiva a Tale e Quale Show. Ieri pomeriggio, Luca ha scelto di raccontare il suo lato più umano e lo ha fatto a Domenica In. Un'intervista a trecentosessanta gradi, in cui ha ripercorso la sua vita, dall'infanzia a oggi. "Ero un bambino che aveva subito violenze, con un grandissimo bisogno d'affetto. Mio padre non lo ha mai saputo e anche quando ho provato a dirglielo, mi ha dato uno schiaffo e mi ha detto vai a scuola!".

Si inizia da un video che lo ritrae nei panni di Cat Stevens, uno dei personaggi in cui si è grazie al programma di Carlo Conti. "Se mi avessero detto a 18 anni che quella canzone che amavo e cantavo spessissimo, l'avrei riproposta su Raiuno davanti a milioni di italiani non so se ci avrei creduto" ha esordito. Luca e la sua chitarra, nell'angolo solitario della sua cameretta tante volte hanno riproposto quelle note "all'epoca, come tutti i ragazzi sognavo di poter esprimere le mie emozioni" spiega.

Luca Barbareschi nel cast di Tale e Quale Show

E' stato un ragazzino sui generis, prodigio per certi versi, am anche con alcuni segni indelebili, "ancora piccolissimo leggevo già, grazie a mia madre che mi dava a 10 anni libri di Hamingway o Proust, e a un certo punto ho capito che avevo una marcia in più e che dovevo usarla". A dare un'impronta significativa alla vita dell'attore pare siano stati i suoi genitori. "Mio padre è stato un padre ingombrante, non è mai stato un mio amico. Mi ricordo molto di più i suoi no che i suoi sì, perché questi ultimi sono stati davvero pochissimi" e gli occhi qui si riempiono di orgoglio e tenerezza. Prosegue: "Si è laureato in ingegneria a 21 anni, suonava la chitarra e il pianoforte, insegnava alle scuole serali... La famiglia di mio padre è stata bella tosta: mia nonna, la madre di mio padre ha istituito in Italia le cooperazioni femminili, e il padre di mia nonna ha istituito il Parlamento Italiano. Di fronte a persone così senti una grossa responsabilità, loro sono il modello, non si può far meno".

Il racconto si sposta poi su se stesso e sulla sua crescita: "Ero un bambino difficile, avevo subito violenze, avevo una grandissima confusione emotiva e sessuale. Il mio grande desiderio era farmi accettare per questo ero seduttivo, ma in realtà era solo un modo per sentirmi amato". La Perego allora chiede se l'atteggiamento del padre non fosse cambiato dopo aver saputo di queste violenze e Barbareschi, senza alcun rancore risponde: "E' morto prima che glielo dicessi, e anche quando provai ad accennargli qualcosa lui mi diede uno schiaffo e mi disse: "ma cosa dici, vai a scuola che è meglio". Una volta non si parlava così tanto con i genitori, oggi forse c'è un eccesso di psicoanalisi".

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