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La Cassazione condanna marito: Costringeva moglie al sesso

La sentenza della Cassazione numero 26345 entrerà nella storia. La Suprema Corte ha confermato la condanna nei confronti di un 41 enne operaio di Novara, Massimo L., che pretendeva dalla moglie, Monica G., "prestazioni sessuali oltre il desiderio della stessa".

I giudici del Palazzaccio hanno stabilito che "qualsiasi forma di costrizione costituisce violenza sessuale" e "non esiste all’interno del rapporto di coppia un diritto all’amplesso, né, conseguentemente, il potere di esigere o imporre prestazioni sessuali".

Massimo L. si era spinto addirittura ad utilizzare un machete per intimidire la moglie. L'uomo ha sostenuto di non aver mai commesso violenza sessuale nei confronti della moglie, ma "solo" maltrattamenti. "In tema di reati contro la libertà sessuale, nei rapporti di coppia di tipo coniugale" si legge nel dispositivo "non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l’autore, per le violenze e minacce precedenti poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima, aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali".

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