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Inchiesta di Bari: la D'Addario, le intercettazioni e le feste a Cortina

E' decisa la replica di Patrizia D'Addario alle accuse lanciate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier ha accusato la donna di essere stata "mandata e retribuita" e lei ha così risposto: "Smentisco che ciò sia accaduto. Qualora l'onorevole Berlusconi sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, lo invito a volerla trasmettere all'autorità giudiziaria. Se così non fosse vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni. Non sono stata io a presentare una denuncia. Il magistrato mi ha convocata perché voleva sapere che rapporti avessi con Gianpaolo e se lui mi avesse portata a palazzo Grazioli. E' stato in quel momento che ho deciso di ammettere quanto appariva già evidente".

La D'Addario ha comunque ammesso di nutrire del risentimento nei confronti del Cavaliere "ma solo perché sono stata ingannata. La seconda volta che l'ho visto, quando ho trascorso la notte con lui, non ho preso soldi: mi sono fidata della sua promessa di aiutarmi a costruire il residence sul terreno della mia famiglia. E' il cruccio della mia vita perché mio padre si è ucciso quando ha capito che non sarebbe riuscito a portare a termine quel progetto. Ci aveva investito tutti i suoi soldi, pur di realizzarlo aveva accumulato debiti. Undici anni fa, quando era ormai sull'orlo del fallimento, si è suicidato".

E intanto alla Procura di Bari alcune ragazze hanno confermato quanto emerso dalle intercettazioni, ossia di aver trascorso fine settimana a Cortina con facoltosi clienti in suite di alberghi lussuosi o nella villa di un noto industriale. Le ragazze hanno poi confermato il ruolo di un mediatore che, a quanto pare, avrebbe aiutato l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini ad organizzare le trasferte.

Si tratta di un certo Max e avrebbe presentato la D'Addario a Tarantini. Questo Max, inoltre, è stato ospite nella villa di Tarantini durante la vacanza in Sardegna nell'estate dell'anno anno e a metà agosto ha partecipato con lui alla cena per una sessantina di invitati a Villa Certosa.

La D'Addario ha poi detto: "Sapevo che mi avrebbero accusata delle peggiori nefandezze, ma io sono inattaccabile perché ho sempre detto la verità e infatti Berlusconi non può negare le circostanze che ho rivelato. Io non sono in cerca di successo. Avevo soltanto chiesto un aiuto per finire la costruzione di quel residence. I ritardi mi hanno costretto a pagare un mutuo altissimo. Tutti erano a conoscenza di quello che facevo per mantenere la mia famiglia - ha poi aggiunto la donna - visto che da quando mio padre non c'è più sono io ad occuparmi di mia madre, oltre che di mia figlia. E se ho deciso di raccontare la verità l'ho fatto anche per loro. Ero stata chiamata dal magistrato e volevo che non ci fossero ombre. In questi mesi Tarantini mi ha chiesto più volte di tornare a Roma, gli ho detto di no perché il patto non era stato mantenuto. Lui sapeva che avevo le prove degli incontri e quando casa mia è stata svaligiata ho cominciato ad avere paura. Ho capito che non dovevo nascondere nulla di quanto era accaduto".

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