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Inchiesta di Bari: D'Alema e le versioni contrastanti di Tarantini e company

Spunta un altro nome nell'inchiesta di Bari: si tratta di Ivan Altieri, risotratore che sostiene di aver visto Gianpaolo Tarantini nel suo locale insieme a Massimo D'Alema nel corso di un evento "organizzato dalle autorità locali".

Le ragazze e i fatti dell'inchiesta di Bari

Secondo Altieri, che potrebbe diventare importante per verificare eventuali legami tra Tarantini e D'Alema di cui l'ex ministro degli esteri dice di non ricordare nulla, l'evento risale al 2006 e "ad un altro tavolo sedeva l’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno. Loro nemmeno si salutarono, ma io pensai che se fosse arriva­to Bruno Vespa avremmo potuto fare Porta a Porta".

Francesco Maldarizzi, imprenditore barese diventato il filo unificante tra D'Alema e Tarantini, racconta che ci fu una telefonata con Tarantini e che si ci si accordò "per vederci alla cena. In barca con me c’erano Gianpaolo Taran­tini e sua moglie, mentre D’Alema era su Ikarus con sua moglie".

"C’erano almeno venti perso­ne", aggiunge Maldarizzi, "forse addirittura trenta. Noi eravamo da un lato del tavolo, D’Alema a quello opposto. C’erano il sinda­co, il vicesindaco, altre personalità. Io non riuscii a scambiare con D’Alema neanche una parola e dunque mi sento di escludere che possa avere parlato con Tarantini".

Ma Altieri offre un'altra versione delle cose: "erano una venti­na, ma escludo che ci fossero sindaco e vice­sindaco. Non era sicuramente una cena uffi­ciale. Io fui chiamato da un mio amico che fa l’assicuratore per la prenotazione del tavolo e quando arrivarono capii che erano tutti ap­passionati di vela. Era una grande tavolata al termine di una giornata trascorsa in mare".

Secondo Maldarizzi un secondo incontro avvenne il giorno successivo in barca: "in barca c’erano almeno dodi­ci persone, sinceramente non ricordo se D’Alema e Tarantini possano essersi scambia­ti qualche parola. Ma se così è stato, di certo si è trattato di un con­tatto del tutto casuale. Massimo è fatto così, non dà mai troppa con­fidenza alle persone. La traversata sarà dura­ta una quarantina di minuti, non ci sarebbe stato neanche il tempo di approfondire la con­versazione. E poi c’era­no tutti gli addetti alla sicurezza. Quando sia­mo arrivati in porto ab­biamo avuto il tempo per un saluto e poi so­no partiti".

L'inchiesta di Bari si fa sempre più ingarbugliata, i nomi sempre più confusi e le connessioni tra le pedine in gioco difficili da comprendere: anche perchè, allo stato attuale delle cose, sembra che l'unico indagabile sia proprio Tarantini, accu­sato di corruzione, favo­reggiamento della pro­stituzione e cessione di stupefacenti.

Il quale potrebbe decidere però di svelare altri particolari, veri o non, in modo da tirarsi dietro altri personaggi e allargare l'inchiesta, dimostrando di avere più potere di tanti altri nella gestione di un "affaire" così pericoloso.

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