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Gianni Amelio gay, il coming out del regista: "Chi ha una vita pubblica ha il dovere di dirlo"

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Gianni Amelio ha dichiarato a Vanity Fair di essere omosessuale, anche se lui ha preferito usare un altro termine, più ampio, quale pansessuale: “Sono pansessuale, nel senso che ho avuto molte esperienze, talvolta casuali e altre provocate, con uomini ma non solo". Però poi decide, nonostante che - dice - alla sua età sia "un po' tardivo, forse ridicolo" fare coming out, di essere più chiaro: "Credo che chi ha una vita molto visibile abbia il dovere della sincerità: e allora sì, lo dico per tutti gli omosessuali, felici o no, io sono omosessuale" e lo dice "perché può aiutare altre persone a venire allo scoperto in modo sereno". Per quanto, aggiunge, non è una cosa di cui vergognarsi o su chi fare dichiarazioni, perché altri sono i fatti gravi di cui si macchia un uomo: "Altri dovrebbero essere i coming out davvero importanti, di chi froda il fisco per esempio, di chi usa la politica per arricchirsi". Tra le righe, però, dice di essere solo, al momento: "Non ho mai creduto alla convivenza, ma solo alla seduta momentanea, legata al piacere, che certo può durare anche un sacco di tempo. Oggi sto molto bene con me stesso, e sono comunque sempre pronto ad aprire la porta di casa”.

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L'argomento non è nuovo: il regista 69enne non ne ha mai fatto mistero, ma torna prepotentemente alla ribalta perché a breve il regista porterà al Festival del Cinema di Berlino il documentario Felice chi è diverso, un viaggio attraverso le vite degli omosessuali italiani dall'inizio del Novecento fino agli anni '80. Il film "raccoglie le storie di uomini che sono stati giovani quando gli omosessuali non esistevano, se non in una vita clandestina temuta, perseguitata, irrisa".

Gianni Amelio al Festival di Venezia 2013, le foto

La sua intervista diventa poi una riflessione sull'omosessualità, sul coming out, sulle reazioni da parte degli altri a questa notizia. "Omofobia è ancora imperante, capita anche che ragazzi si uccidano perché froci o ritenuti tali, e quindi scherniti, isolati, picchiati. Insomma la battaglia non è vinta, non c'è da noi un riconoscimento giuridico delle coppie. C'è poi ancora la difficoltà di farsi accettare dalla famiglia, soprattutto dai padri, ancora immersi in una cultura maschilista".

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