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Gigi D'Alessio tra McLaren e Lambretta resta a piedi: "Anna Tatangelo non si fida più di me", accuse all'ex di Valeria Marini

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Voleva riportare la produzione della Lambretta in Italia, generando migliaia di posti di lavoro. Si è ritrovato con un debito di 3 milioni di euro da liquidare da qui a vent'anni. E' quanto ha raccontato Gigi D'Alessio in una intervista riasciata a 'Il fatto Quotidiano'. Un tracollo economico che ha avuto anche danni collaterali. Perché ora Anna Tatangelo non si fida più del fiuto imprenditoriale del compagno, ed ogni qual volta è chiamata a firmare un documento preferisce farlo leggere prima al suo legale.

FATAL GIOVANNI COTTONE - L'idea Lambretta fu proposta a Gigi D'Alessio da Giovanni Cottone, ex marito di Valeria Marini, amico di Gigi e padrino disuo figlio. Riportare, da Taiwan, la produzione dello storico scooter in Italia. "Per questo avevamo comprato pure gli stampi di fabbrica. Era un sogno perché avrei creato migliaia di posti di lavoro nella mia terra, visto che stavamo per acquisire dalla Fiat i capannoni Iribus di Avellino".

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Sul più bello, però, arriva la fregatura. Di quelle clamorose. E costosissime. Cottone non dice a D'Alessio che in realtà il marchio Lambretta era già stato venduto ad una azienda olandese. "Alla quale aveva anche fatto causa. Era convinto che in tribunale avrebbe vinto, in realtà non è andata così. Mi sono ritrovato con una esposizione verso le banche di3 milioni di euro da restituire in vent'annni, con Giovanni non ci siamo parlati per un anno e mezzo".

Poi a Pasqua la inaspettata telefonata di auguri. Gigi gli dice di passarsi una mano sulla coscienza: "Mi ha detto che col tempo mi resituirà tutti i soldi persi. Mi sono fidato dell'amico, ma, a dire il vero, tra tutti quelli che mi hanno fatto il servizietto mettendomelo nel c, lui è stato quello più delicato".

MCLAREN - E qui entra in scena la storia della Mercedes Sr McLaren da 500mila euro, che sarebbe stata acquistata e non pagata da Gigi D'Alessio. Tutto partito dal favore chiesto da un amico, il broker per auto Marco Palumbo.

"Me lo presentò Costantino Vitagliano, l'ex tronista di Uomini e Donne. Si faceva volere bene, mi portava speso pesce dalla Sardegna. Era il 2007 quando mi chiese di acquistare questa macchina".

Non c'era da temere però. Perché la vettura sarebbe stata girata al calciatore della Fiorentina Manuel Da Costa, il vero uomo interessato all'acquisto, e Gigi sarebbe rientrato dei soldi spesi: un anticipo di 74 mila euro più un finanziamento per rateizzare i restanti 400 mila euro. "Mi chiese questo favore dicendomi che l'auto non poteva rimanere più di un mese in concessionaria e Da Costa non aveva la possibilità, in quel momento, di formalizzare l'acquisto perché in ritiro con la squadra Viola. Mi disse pure di non utilizzarla. E così feci. Palumbo d'altronde era un amico e persona conosciutissima in un certo ambiente, visto che aveva venduto auto anche a Bobo Vieri e Lele Mora".

Gigi rispetta i patti e tiene l'auto in garage un mese, prima di consegnarla a Palumbo che poi la gira a Da Costa. Peccato, però, che il tempo passi e di Palumbo si perdono le tracce. "Vengo a saoere di suoi problemi con il fisco. Mi preoccupo. A quel punto telefono a Da Costa dicendogli 'bello, tu hai la mia macchina', ma lui mi risponde che quella macchina l'ha pagata con i propri soldi, accendendo un regolare leasing con la Locat, società della Unicredit".

E Gigi capisce così di essere stato fregato. Continua a pagare le rate "Perché così mi hanno suggerito gli avvocati, un atto necessario per potere aprire contenziosi". Un giudice del Tribunale di Roma ha però dato il via libera alla finanziaria di rientrare del credito di 275mila euro che ufficialmente vanta nei confronti del cantante. "Se devo pagare, pagherò. Ma non prima di aver chiarito di essere stato fregato".

Un doppio tracollo economico che ha avuto dei risvolti anche nella vita sentimentale di Gigi. Già, perché Anna Tatangelo tende a non fidarsi più del talento imprenditoriale del suo compagno. E allora..."se c'è da firmare un documento, un contratto da firmare, lo fa consultare prima al suo avvocato".

LA RISSA CON I PAPARAZZI - Nel corso della lunga intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, D'Alessio ha raccontato anche l'episodio che lo ha visto coinvolto in una rissa con due fotografi. "Ho sbagliato ad alzare le mani. Ma in quel periodo ero parecchio stressato. La mia vita finiva continuamente su tv e giornali. Si parlava della mia relazione con Anna, dell'addio alla mia ex moglie. I due fotografi ritirarono la denuncia dopo un risarcimento di 200mila euro

Ma la faccenda non si chiude qui, perché la Corte d'Appello di Roma ha rinviato gli atti alla Procura. D'Alessio dovrà rispondere, per quei fatti, di rapina. "Dai paparazzi presi le macchine fotografiche, chiamai un amico fotografo per far cancellare gli scatti, ma le consegnai ai Carabinieri perché arrivarono prima. Questi sono i fatti ed è quel che racconterò agli inquirenti quando mi chiameranno".

MAFIA CAPITALE - D'Alessio è stato coinvolto anche nell'inchiesta Mafia Capitale. Pare che abbia chiesto aiuto a Giovanni De Carlo per riavere dei gioielli sottratti nel corso di un furto all'interno della sua villa dell'Olgiata. "Non conosco De Carlo. Quando è venuta fuori questa storia ero a Miami, ho pensato che ero stato accostato al suo nome perché qualcuno mi aveva fotografato insieme a lui. Un po' come successo con Belen Rodriguez. Non mi spiego però come si possa esser trovato in casa mia".

Nel 2001 la Procura di Brescia ha iscritto D'Alessio nel registro degli indagati con l'accusa di assocciazione mafiosa. Da quella storia il cantante partenopeo è uscito pulito, passando da indagato a testimone. "Sono stato indagato perché forse partecipavo, come cantante, a ricevimenti di boss. Non sapevo chi fosse quella gente, a volte neanche venivo pagato. Ormai vivo a Roma, non so cosa accade a Napoli. Non so nemmeno se i clan esistano ancora".

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