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Fabrizio Corona, presentazione del film "Metamorfosi": è la prima uscita pubblica dopo il carcere

di Antonella Luppoli

Completo scuro, camicia bianca, occhiali. Fabrizio Corona si è presentato così ad uno degli appuntamenti più importanti della sua vita, quello con la sua prima uscita pubblica dopo tre anni di carcere. L'occasione è quella della presentazione del documentario "Metamorfosi" di Jacopo Giacomini e Roberto Gentile. La pellicola racconta la vita di Corona negli ultimi mesi prima dell'arresto, testimonia - e tralasciamo i dettagli tecnici di recitazione e montaggio perché non basterebbero le critiche - la voglia di redenzione di Fabrizio, imprigionato tra l'uomo e il personaggio, combattuto tra la voglia di una vita normale e la forza travolgente del potere, del lusso, dei soldi che spesso annienta ogni altra cosa.

Corona ha presenziato alla prima del film, arrivando nella sala del cinema Odeon qualche minuto dopo l'inizio. L'assedio dei fotografi all'ingresso fa perdere all'ex re dei paparazzi l'inizio del film, Fabrizio entra in sala con gli occhi fieri, sorride a chi gli sorride, tende una mano a chi gli tende una mano, si scioglie nelle braccia di chi non vede da tempo, di chi da lontano ha fatto il tifo per lui, insomma di chi, nonostante tutto, gli vuole bene. La platea è gremita, ci sono i cronisti, i curiosi, gli amici e i nemici. C'è buona parte del popolo di starlette che ha fatto la fortuna e la sfortuna di Corona: le donne strizzate in vestitini inguinali e tacco dodici, gli uomini con completi scuri e camicie aperte, dalle quali si intravedono variopinti tatuaggi. Qualcuna sussurra all'orecchio di Corona parole gentili, qualcun altro lo incinta a non mollare. Il brivido di essere di nuovo, per un attimo, il re dello star system italiano gli avrà certamente attraversato la schiena.

Poco più di un'oretta e si arriva alla fine dell'agognata proiezione. Il regista Giacomini - che si era scusato in partenza per la mancata perfezione tecnica del lavoro e aveva fatto bene - sale sul palco insieme a Corona pronto a rispondere alle domande che i numerosi giornalisti potrebbero fargli. Corona però interrompe la collega che ha deciso di rompere il ghiaccio e spiega subito: "Fabrizio Corona non risponde alle domande, le domande vanno fatte al regista. Oggi ringrazio il magistrato che sono qui, che mi ha dato il permesso perché la mia presenza qui è funzionale alla mia rieducazione ma non rilascio dichiarazione, parla solo il regista. Per me è già un privilegio essere qui, vi ringrazio per essere venuti ". Gela così la gente che è accorsa per chiedere, sapere, farsi raccontare.

Fabrizio Corona di nuovo libero

Poi, Fabrizio ci ripensa e decide di dire qualcosa, solo una frase, dal palco, per tutti: "C'è una frase importante in questo documentario che a un certo punto dice mia madre. Dice che io non avrei capito se non avessi provato un grandissimo dolore. Quel grandissimo dolore l'ho provato, è stato immenso, oggi mi hanno dato una possibilità, i magistrati e le persone che mi stanno aiutando in comunità e io li ringrazio e provo a farne tesoro. Ma non per far ricredere le persone, solo perchévoglio dimostrare a mio figlio che ce l'ho fatta". Applauso scrosciante e Carlos sorride seduto poco distante da papà Fabrizio.

A questo punto Fabrizio scende dal palco e torna al suo posto. Fa un passo indietro? Forse. O forse no. Se la metamorfosi sia solo cinematografica o reale non lo possiamo dire. Certo ce lo si augura, per lui e per Carlos appunto. Di certo c'è che Corona è ancora capace di catalizzare l'attenzione, è una calamita per giornalisti e fotografi. Nonostante lo snobbismo diffuso, l'ex re dei paparazzi ha provato di nuovo l'adrenalina del flash questa volta nella direzione contraria, verso di lui. Le macchine fotografiche, croce e delizia della sua vita, hanno immortalato i suoi occhi, vigorosi come sempre ma un po' meno tristi.

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