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Caso Marrazzo, la ricostruzione di Natalie e Brenda

Hanno raccontato la loro versione dei fatti i due transessuali Natalie e Brenda, coinvolti nel caso Marrazzo fin dal primo giorno e che ora potrebbero diventare fondamentali per ricostruire i fatti.

Le rivelazioni dei transessuali ad Annozero

Guarda le foto: Natalie, il trans del video con Marrazzo

Guarda le foto: Brenda, uno dei trans coinvolti nella vicenda

Si scopre così, dai verbali, che Brenda conosce l'esistenza di "diverse foto"scattate durante incontri in una residenza dell'ex Governatore del Lazio e di una serie di ricatti che iniziarono già all'inizio del 2009.

L'appartamento Brenda lo colloca nella zona di via Cortina d'Ampezzo a Roma e qui Marrazzo pare avesse iniziato a frequentare anche tale Michelle, trans brasiliano con il quale sarebbe stato fotografato; esisterebbe inoltre un secondo video precedente a quello del 3 luglio e che, dice Brenda, Michelle avrebbe portato con sè a Parigi, insieme alle foto.

E che in tutta questa storia Gianguarino Cafasso, trovato morto in un hotel sulla Salaria solo un mese fa, c'entrava eccome; di lui parla nello specifico Natalie sostenendo che Cafasso la portò all'incontro con Marrazzo e, quando arrivarono i carabinieri, rimase sulla porta di casa a guardare.

Viene dunque il dubbio che un ruolo cruciale, almeno per la realizzazione e la vendita del video, fu proprio quello di Cafasso; ruolo confermato anche dal suo legale, Marco Cinquegrana, che ai Ros dice che il suo cliente ricevette "un compenso non determinato" per il video.

Non a caso tra gli atti in mano agli inquirenti spunta anche l'interrogatorio di due giornaliste di Libero che sostengono di aver incontrato Cafasso per visionare il filmato che ritrae l'incontro tra il transessuale e Marrazzo.

Natalie ha parlato anche del giorno dell'irruzione dei carabinieri in via Gradoli al numero 96 racconta: "avevo detto a loro che non avevo clienti ma Carlo e Luciano sono entrati dicendomi che ero con qualcuno che a loro interessava molto vedere".

Aggiungendo: "Piero stava nella stanza, era in mutande bianche. Loro mi hanno obbligato ad uscire sul balcone. Ero lì fuori e si sono parlati per circa venti minuti. Poi sono tornata nella stanza e ho sentito che minacciavano Piero dicendo che se lo avessero portato in caserma lo avrebbero rovinato dato che stava con un transessuale. Ho sentito che uno dei due voleva 50.000 euro, ed altri 50.000 li voleva l'altro ma Piero non aveva quei soldi".

Testimonianze che diventano fondamentali per ricostruire la vicenda e in base alle quali il 4 novembre il Tribunale del Riesame dovrà decidere circa la revoca della custodia cautelare in carcere per i quattro carabinieri arrestati.

foto ©Ansa

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