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Caso Marrazzo, la Cassazione: 'Nessuna responsabilità penale per l'ex governatore'

L'ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, è stato scagionato dalla Cassazione. Marrazzo non ha alcuna responsabilità penale. Con la sentenza 15082, depositata ieri, la Suprema Corte ha affermato che l'ex governatore è stato 'chiaramente la vittima predestinata' di un''imboscata organizzata ai suoi danni' da alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale e nei suoi confronti non è ravvisabile alcuna responsabilità penale né per quanto riguarda l'uso dell'auto blu, per raggiungere l'appartamento di di via Gradoli per incontrare la trans Natalì, né per quanto riguarda l'eventuale utilizzo di cocaina.

Con la sentenza i supremi giudici hanno confermato la gravità delle accuse a carico dei carabinieri coinvolti nella vicenda e le misure cautelari nei loro confronti, indicando anche un ruolo più grave nei confronti del maresciallo Nicola Testini. La Cassazione ha sottolineato che 'nei confronti di Marrazzo nulla autorizza ad ipotizzare condotte delittuose, essendo egli chiaramente la vittima predestinata di quella che è stata considerata come un'imboscata organizzata ai suoi danni'.

La Cassazione ha affermato che neppure la presenza della cocaina può condurre 'a diverse conclusioni'. In base alle indagini, infatti, la cocaina 'è stata attribuita proprio agli indagati, che miravano evidentemente a rendere più gravosa la posizione del Marrazzo per renderlo più vulnerabile e pronto a subire qualsiasi ricatto', ad ogni modo 'se pure la droga l'avesse portata l'ex governatore, nessuna conseguenza di natura penale avrebbe potuto derivargliene, trattandosi di droga chiaramente destinata al consumo personale'.

I supremi giudici hanno parlato, poi, di irrilevanza sotto il profilo penale, dell''uso, da parte dello stesso Marrazzo, dell'auto di servizio per raggiungere l'abitazione di via Gradoli, dal momento che di questa auto l'ex presidente della Regione Lazio era autorizzato a servirsi'.

Duro, invece, il giudizio dei supremi giudici nei confronti dei carabinieri coinvolti nella vicenda. La Cassazione ha parlato di 'un vero e proprio agguato'. La Suprema Corte ha rilevato che da parte dei militari vi fu un''accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche, nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinché non vi fossero dubbi sulla identificazione del personaggio... La progettazione della 'scena' era chiaramente protesa a non dar scampo al Marrazzo, a renderlo vulnerabile e disponibile a soddisfare ogni possibile richiesta di denaro o altri favori'.

Secondo i supremi giudici, inoltre, i media, nel dettaglio l'agenzia Masi e il fotografo Massimiliano Scarfone, non avrebbero alcuna responsabilità. Marrazzo ha commentato la sentenza della Cassazione affermando: 'Ho sempre atteso con serenità le decisioni dei giudici, a loro avevo raccontato la verità e la verità è che io ero la vittima in questa vicenda. Ora ci sarà il tempo e il modo, con calma e nel rispetto della giustizia e degli investigatori di raccontare questa verità'.

 (foto © LaPresse)

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