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Boffo: "Non ho rilasciato alcuna dichiarazione a Chi"

Si riaccendono i riflettori sulla vicenda che ha interessato i giorni scorsi il direttore de Il Giornale Vittorio Feltri e l'ormai ex direttore de L'Avvenire Dino Boffo. Questa volta a far riaccendere la polemica è un'antecipazione del settimanale Mondadori diretto da Alfonso Signorini, Chi.

In queste anticipazioni si parla di una conversazione telefonica fra Boffo e Signorini. L'ex direttore di Avvenire avrebbe detto: "La questione non finisce qui e avrà pesanti conseguenze anche sul fronte politico. Berlusconi sostiene di non avermi mai conosciuto? Non è vero, ricordo molto bene il nostro incontro. La cosa più assurda è che per 15 anni ho sempre sostenuto Berlusconi, il suo governo e molte sue linee politiche. Ho una formazione moderata, eppure in queste settimane sono diventato un'icona della sinistra. E pensare che sono entrato in rotta di collisione anche con Rosy Bindi perché non rappresentavo l'ala sinistra dei cattolici. Se anche fosse vero tutto quello che è stato scritto su di me, io mi chiedo: era eticamente lecito pubblicarlo? Ho parlato con molti dirigenti del Pdl e tutti mi hanno assicurato che la questione è volata sulle loro teste. Ma come è possibile? Come è possibile che per sei giorni di fila, prima delle mie dimissioni, nessuno abbia potuto fermare lo stillicidio mediatico? Vivo una vita estremamente noiosa sul versante del gossip. Quello che non perdono è che si sia fatto del male ai miei genitori che sono anziani e che hanno pieno diritto a vivere sereni".

Subito Boffo ha smentito le presunte dichiarazioni fatte al settimanale diretto da Signorini e ha fatto sapere di non aver mai rilasciato interviste. All'agenzia di stampa Ansa l'ex direttore de L'Avvenire ha detto: "Quelle che mi si attribuiscono sono dichiarazioni semplicemente grottesche. Smentisco nel modo più categorico di aver rilasciato in questi giorni una qualsiasi intervista a Chi o a qualunque altro giornale".

Boffo ha poi spiegato: "Venerdì 4 ottobre dietro sua insistenza, ho accettato di parlare al telefono con il direttore Signorini dal quale nei giorni precedenti era venuta una singolare dichiarazione di solidarietà e per questo mi disse che era stato richiamato dal suo editore. Immediatamente precisai che se mai avessi deciso di parlare con qualche giornale non avrei certo potuto farlo con una testata riconducibile al gruppo che mi aveva massacrato. Egli insisteva per avere elementi onde fare un servizio di 'riparazione' e io gli dissi che poteva rivolgersi a chiunque del suo mondo che mi conoscesse o del mio mondo che lui conosce. Quelle che mi si attribuiscono sono dichiarazioni semplicemente grottesche sull'attendibilità delle quali ognuno può giudicare da sé. Vorrei solo ricordare che l'atto temerario condotto da Feltri-Sallusti ha preso le mosse per loro dichiarazione da quanto scritto su Avvenire".

Ma alla netta smentita di Boffo ha subito risposto l'ufficio stampa del gruppo Mondadori che ha detto che non si parla di intervista, ma di conversazione telefonica. Nella nota dell'ufficio stampa si legge: "In riferimento a quanto dichiarato da Dino Boffo in merito all'anticipazione di Chi che riporta alcune sue riflessioni, il direttore della testata Alfonso Signorini precisa che nel lancio della notizia non si parla di un'intervista ma di 'una conversazione al telefono', così come correttamente riportato dall'agenzia Apcom".

Signorini ha poi sottolineato: "Non sono mai stato richiamato dal mio editore per la solidarietà manifestata a Boffo, né ho mai detto di esserlo stato. Comprendo il duro momento psicologico del collega e posso capire la sua reazione, ma confermo quanto della nostra conversazione telefonica ho riportato su Chi, dalla prima all'ultima parola".

Diversa la versione di Avvenire. Il critico tv del quotidiano, Mirella Poggialini, ha affermato: "Venerdì 4 settembre il direttore Signorini mi ha chiamato e mi ha chiesto con insistenza di far avere il suo numero privato al direttore Boffo poiché voleva parlare con lui e non riusciva a contattarlo. Non avendo il numero del direttore ho comunicato il cellulare di Signorini alla segretaria chiedendole di fare da tramite e di comunicare al dottor Boffo che Signorini voleva parlargli. Il giorno seguente sono stata chiamata da un certo don Di Giacomo per un giudizio sulla personalità del direttore, per un pezzo da pubblicare su 'Chi'. Ho chiesto allora conferma al direttore Signorini, che mi ha confermato la cosa, affermando di aver parlato con il dottor Boffo, che aveva rifiutato l'intervista".

E intanto ieri nella riunione del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto da Francesco Rutelli, è emerso che nessun dossier che riguarda l'ex direttore de L'Avvenire proviene dai servizi segreti.

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