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Belen Rodriguez, bionda argentina, denuncia Google e Yahoo: "Troppe foto hot, non sono una prostituta"

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di Simone Rausi

Belen Rodriguez non ci sta e se la prende coi colossi del web per colpa di Belen Rodriguez. No, non è la nuova frontiera del narcisismo della bella argentina il centro della vicenda quanto uno scottante caso di omonimia. La protagonista della storia, infatti, è tale Maria Belen Rodriguez, una bionda modella, anch’essa argentina, che ha deciso di trascinare in tribunale Google e Yahoo per danno di immagine.

Il motivo? Quando la bionda modella prova a cercare il suo nome su Google il motore di ricerca gli restituisce giga e giga di seni, chiappe e nudità varie. Dover spiegare tutti i giorni che non sono una prostituta è davvero difficile ha detto la modella intervistata dalla CNN. L’omonimia con la signora De Martino gioca una parte importante in questa vicenda. D’altronde i contenuti ad alto tasso erotico che hanno come protagonista la Belen de noartri sono centinaia di migliaia: servizi fotografici, nudi più o meno artistici, farfalline varie, zoom sull’inguine, selfie a dire basta e “oh mi è caduta la spallina” a più non posso.

Calendari 2010: Belen Rodriguez ricicla quello del 2006

A questo si sommano le valanghe di link fake che annunciano scandalosi filmini hard di Belen Rodriguez o foto di come mamma l’ha fatta. D’altronde la bella argentina vale oro per tutti i siti osè che riempiono la rete di specchietti per le allodole (Belen Rodriguez nuda è uno dei termini più ricercati della rete ogni giorno). Sta di fatto che c’è sta poraccia che si ritrova con una reputazione mandata alle ortiche. Vuole fare vedere alle amiche quanto è splendida nel nuovo shooting fotografico ma Google gli restituisce una tipa attaccata a una bottiglia con lo sguardo da lenzuola in fiamme; i produttori che vogliono affidargli un lavoro cercano le sue foto in rete e si ritrovano un interno coscia tatuato o il selfie di una che lava il neonato in un lavandino…

Beh ma cosa vuoi che possano farci i motori di ricerca se il tuo nome è questo? Penserete voi. E invece ecco qui il colpo di scena: la bionda argentina intenta causa nel 2006 e 4 anni dopo ottiene un risarcimento dai due colossi di 6200 dollari a testa. Non contenta nel 2014 il caso si riapre e finisce nelle mani addirittura della Corte Suprema degli Stati Uniti che a breve dirà la sua sull’affaire Belen. La vicenda scotta e le foto sono hot. Sarebbe carino terminare dicendo che si tratta di una patata bollente ma è meglio fermarsi qui.

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