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Alessandra Mussolini contro Vittorio Sgarbi: nuova telerissa a Pomeriggio Cinque

Tiene banco, in politica come in televisione, la questione relativa al presunto ricatto hard di cui è vittima Alessandra Mussolini, le cui presenze in televisione stanno peraltro mandando alle stelle lo share.

Mussolini strappa in diretta "Il Giornale", guarda il video

Dopo La Vita in Diretta, ieri è stata la volta di Pomeriggio Cinque dove la Mussolini si è presentata, pare a sorpresa, per rivendicare il suo diritto di donna alla privacy.

L'onorevole, accompagnata dalla rivale in politica Paola Concia, ha attaccato l'articolo firmato da Vittorio Sgarbi e uscito sul Giornale di ieri sostenendo che si tratta di "un vero linciaggio verso tutte le donne".

In studio sono stati letti degli stralci del pezzo in cui Sgarbi scrive: "se il fatto non è vero, pur essendo vero il ricatto, in breve tempo passerà da colpevole di scopata privata, reato non gravissimo e non penale e praticato di molte donne a destra e sinistra, da destra a sinistra, a vittima di un ricatto a cui nessuno ha ceduto. In un caso o nell’altro, la sua onorabilità - anche per la coerenza politica erotica - non apparirà scalfita. Il filmato assumerebbe un altro significato, visti i principi programmati dalla Mussolini, se si fosse trattato della documentazione di un rapporto saffico con Rosy Bindi o con Rosa Russo Iervolino".

In lacrime, la Mussolini ha dichiarato che "questa mattina ho dovuto chiudere il giornale perché mio figlio lo stava leggendo e perché ho i paparazzi fuori e mi fanno le foto" e ha invitato la stampa a verificare le notizie: “se si parla di un video di un mitomane perché devo essere messa alla berlina da questo giornale? Non parlo di politica perché se ne facessi un fatto personale allora non vuol dire niente ma sono qui con Paola Concia perché da questo articolaccio deve venire fuori una battaglia per la dignità dalle donne. Perché dobbiamo continuare a combattere, altrimenti l’8 marzo è carta straccia".

Poi ha strappato la copia de Il Giornale di ieri provocando lo sdegno di Barbara D'Urso che, abituata alle telerisse, ha solo replicato che siccome "i giornali sono organo di libertà e democrazia" allora "strapparlo è un brutto segno".

Poco dopo è intervenuto in collegamento telefonico il condirettore del Giornale, Alessandro Sallusti che ha spiegato: "la notizia non l'ha data il nostro quotidiano, ma il sito Indymedia. Prima di riportarla abbiamo cercato di contattare sia Fiore che la Mussolini e i tabulati lo provano. Se l'onorevole vuole stracciare i giornali lo faccia con quelli che danno per certo che questo video esiste. Abbiamo accertato che era in corso un ricatto e del fatto che la notizia si era sparsa tra alcuni parlamentari. Ma noi non siamo mai entrati nel merito del video".

"Ma si rende conto della gravità delle cose che lei sta dicendo?", lo ha interrotto la Mussolini.

"Io con lei non voglio parlare", ha concluso prima di lasciare lo studio televisivo.

La Mussolini ha anche rincarato la dose rilasciando un'intervista al Clandestino in cui dice che "quello che è pubblico per adesso sono solo le fregnacce pubblicate da Feltri. Quello che ha scritto quel fregnaccione di Sgarbi oggi su Il Giornale? Non è una lettera al direttore, ma un pezzo firmato da lui e commissionato, secondo me, da Vittorio Feltri. È una vergogna" perchè "offende tutte le donne, la loro dignità, anni e anni di lotte e di conquiste femminili. Il livello è bassissimo e Sgarbi si sta prestando ad un gioco molto pericoloso. Sono incazzata, amareggiata, delusa. Ma non mi arrendo".

Quanto all'inchiesta, oggi sarà sentito l'autore del ricatto, Andrea Cacciotti, che due mesi fa propose il video incriminato alla Presidenza del Consiglio e si cercherà di capire chi è il vero mandante della tentata estorsione e cosa c'è dietro tutta questa bagarre.

Il filone politica-sesso-ricatto è ormai nel pieno della sua attività e la televisione fa ciò che sa fare meglio: sfruttare l'onda emotiva sostenendo si tratti della legittima richiesta di un pubblico che si sta abituando agli scandali, ai presunti tali e ai ricatti.

foto ©Il Messaggero

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